Giornale di bordo

Oggi la “Domenica del mare”

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Si celebra oggi in tutto il mondo la “Domenica del mare”, giornata che il mondo cristiano dedica ai marittimi di ogni categoria, dai pescatori, al personale dei porti, agli equipaggi delle navi da crociera, ma anche dei traghetti. In particolare è l’Apostolato del Mare l’istituzione che, all’interno della Chiesa, si fa carico di intervenire a sostegno dei marittimi, cercando di sovvenire alle esigenze di chi si trova a passare gran parte della sua vita in mare.

L’invisibilità dei marittimi, che li rende estranei al resto della popolazione, è uno dei temi toccati dall’arcivescovo Agostino Marchetto nel corso dell’intervista con Giovanni Perduto di Radio Vaticana. L’arcivescovo ha mostrato una particolare sensibilità verso questi strani invisibili, isolati nelle realtà portuali, dove fanno scali brevissimi, a volte solo di poche ore, per poi riprendere una navigazione di diversi mesi. L’Arcivescovo ha poi ricordato il fenomeno della pirateria e l’affondamento del traghetto della Sulpicio Lines, nelle Filippine, a riprova della pericolosità e del rischio insito nelle professioni del mare.

Ma i problemi sono molto più gravi di quanto rappresentato succintamente dall’arcivescovo. Le condizioni di vita e di lavoro di alcuni marittimi, specie provenienti dalle regioni più povere del mondo, sono ben più gravi e precarie di quanto possa sembrare: spesso il marittimo vive e lavora nello stesso locale, le condizioni igenico e sanitarie delle unità sono a dir poco precarie, i contratti penalizzano i lavoratori più deboli.

La sicurezza è sempre più messa in secondo piano (si rinvia ai recenti articoli di Giornale di bordo, per i recenti fermi di due navi nel porto di  Genova) per esigenze di mercato e, mentre il mondo armatoriale si frega le mani difronte d un possibile raddoppio del canale di Suez, le condizioni economiche dei comuni imbarcati, toccano livelli di retribuzione e di vivbilità sempre più bassi.

Il problema non riguarda, ormai, solo compagnie ed equipaggi del terzo mondo, ma anche la realtà italiana mostra i segni sempre più drammatici del disagio. Le compagnie italiane si avvalgono sempre di più di personale comunitario ed extracomunitario imponendo condizioni contrattuali inadeguate ( i cleaner filippini, un addetto alle pulizie, imbarcati attualmente su un ben nota compagnia di traghetti italiana, guadagnano circa 500 dollari al mese, poco più di 250 euro). Le logiche di mercato impongono una drastica riduzione del personale con preoccupanti conseguenze sia sul piano dell’occupazione sia sul piano della sicurezza a bordo.

Speriamo che la Chiesa possa farsi carico anche di questi problemi e voglia rimarcare, con forza, questo tipo di situazioni. Per il momento nessuno sembra preoccuparsene, la 48 ore del mare a Genova si è chiusa senza neanche un accenno ai 50000 marittimi italiani, che muovono una delle flotte più imponenti e redditizie al mondo.

Invisibili, appunto. Sperando non sia un’altra tragedia a ricordarne a tutti  l’esistenza.

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